30 settembre 2010

Don't touch my Egg


E non solo il mio caro, dipartito e compianto ovetto dalla testolina piumata (oh...me lo sogno ancora di notte), ma tutto il vasto popolo delle uova.
Non vi capita mai di soffermarvi a pensare "e se quell'ingrediente non esistesse? cosa useremmo?"?
Certo, la cucina è piena di sotterfugi e invenzioni per evitare di usare certi ingredienti, che sia per intolleranze alimentari o per questione di gusto o ancora di regime dietetico.
Però, non so voi, io senza uova penso che non potrei mai vivere. Toglietemi il pane, toglietemi pure il cioccolato (e dico tutto), ma non toglietemi il mio uovo.

E, secondo me, il biscotto all'uovo per eccellenza è il savoiardo.
A dire la verità da piccola non riuscivo nemmeno ad apprezzarlo: forse perchè vedevo che mia sorella lo pucciava nella sua tazza e puntualmente questo si rituffava infido in un nano secondo dissolvendosi come fosse un cucchiaino di zucchero ma lasciando quell'impietosa poltiglia che, beh, ai miei occhi non appariva affatto allettante. 
Ma si sa che da bambini si è solo golosi esteticamente, di rado si considerano gli aspetti delle meraviglie che l'arte culinaria sa offrire.

Ora sono (in parte.............) cresciuta, e annuso sempre quel profumo di uovo zuccherato che sprigiona il savoiardo destinato all'inzuppo nel tè; ma io ti frego, savoiardo, mica ti faccio cadere :P

Ho preso la ricetta dal libro Tiramisu e Chantilly di Montersino (un uomo, un mito) e l'ho proporzionata a dosi che fossero meno adatte ad un esercito e più a due persone :)
Con queste dosi me ne sono venuti 15 lunghi circa 10cm

P.S: ma se qui ci sono i savoiardi...cosa verrà poi? 
Tiramisu, direte voi...eh, ma come? ;) a lunedì!


SAVOIARDI di Luca MONTERSINO

Ingredienti

1 albume a temp. ambiente
39g di zucchero semolato
1 tuorlo a temp. ambiente
8g di miele (io sono allergica, quindi ho usato il malto)
15g di fecola
35g di farina
zucchero a velo di finitura

- Montare a neve ferma, ma non troppo, l'albume con lo zucchero semolato. 
- In una ciotola a parte, montare il tuorlo con il miele (o malto) e unirlo delicatamente all'albume montato.
- Unire la farina setacciata insieme alla fecola e mescolare dall'alto al basso.
- Riempire un sac-à-poche e, con la bocchetta liscia, formare i savoiardi.

- Spolverizzarne la superficie con lo zucchero a velo e infornare a 220°C per circa 5 minuti, più un altro minuto a forno leggermente aperto per far uscire l'umidità dai biscotti.

27 settembre 2010

Stiamo un po' light...


Eh sì, perchè con il fatto che le giornate si fanno più fredde, urge la voglia di biscotti appena sfornati, arrosti, focacce e trionfi al burro in tutte le salse.
Addio alle insalatine a pranzo e a cena e allo yogurtino magro e freddo di frigo a colazione, i miei rotolini di ciccia cominciano a dire "nutrici!". Come se, in realtà, non fossero abbastanza degnati di attenzione...ingrati!
Questa volta però, complice anche una povera pesca solitaria che non avrebbe soddisfatto nemmeno due persone a dimezzarla, ho voluto stare sul leggero.
Dopo quella alla mora, ho replicato con un'altra bavarese, ma senza panna, solo frutta e latte. 
Lo garantisco, il palato è ugualmente soddisfatto. E la bilancia pure ;)


E con questa vi auguro un buon inizio di settimana! Meglio del mio di sicuro, visto che alla tendinite si è aggiunta pure una fastidiosissima labirintite...insomma, qualcuno ha dei biglietti per Lourdes??!! ;)

BAVARESE ALLA PESCA, VANIGLIA E ROSMARINO

Ingredienti per 6 monoporzioni:

250g di pesca (pelata e senza nocciolo)
250ml di latte (io l'ho usato p.s.)
mezza bacca di vaniglia
un rametto di rosmarino
4 cucchiai di zucchero
3 fogli di colla di pesce

Il procedimento è davvero molto semplice
- Scaldare il latte con la bacca di vaniglia aperta con un coltellino e il rametto di rosmarino. Lasciare in infusione.
- Mettere la colla di pesce a mollo nell'acqua fredda per 5 minuti. Filtrare il latte eliminando  il rosmarino e la vaniglia, i cui semi interni andranno grattati e lasciati nel latte.
- Riscaldare il latte di nuovo, ma senza farlo bollire e aggiungere la colla di pesce strizzata. Mescolare bene per scioglierla uniformemente.
- Frullare la pesca con lo zucchero. Per mantenere la bavarese "soffice" consiglio di non passare il succo della pesca al setaccio.
- Unire il latte intiepidito alla pesca, mescolare bene e versare negli stampi.
- Prima di sformarli, immergerli per poco in acqua molto calda.

Se non si vuole farla light, suggerisco di fare 125ml di latte e 125ml di panna che andrà montata con lo zucchero e a cui andranno aggiunti il latte e la pesca mescolati insieme, proprio come sopra.


23 settembre 2010

Storia di un amore di soufflè




 C'era una volta una sardina. E che sardina! La più bella e gustosa di tutte.

Nonostante la compagnia delle altre sardine in quell'appartamento di latta, si sentiva tremendemente sola e soffocata. Non voleva appartenere a quel mondo per tutta la vita e sognava di venire salvata un giorno da un intrepido cavaliere armato di guscio e frusta...

C'era una volta un uovo con una piuma sulla testa.
Veniva sempre deriso dalle altre uova della città di Frigorifero per quel suo curioso copricapo, ma lui andava fiero della sua diversità che non lo faceva sentire appartenente a quel mondo in cui le uova per etichetta devono essere lisce e pulite. 

Un giorno la grande gigantessa che abita la landa sterminata della Cucina fece visita a Frigorifero e lui la implorò di essere portato con lei, perchè sognava un destino glorioso e con un finale degno delle migliori favole che Capo Latte raccontava sempre quando le luci di Frigorifero si spegnevano.
"Ti porterò con me" disse lei "ma sappi che il cammino per la gloria è arduo e impervio. Incontrerai molti ingredienti che ti aiuteranno, ma non posso prometterti che questa tua impresa andrà a buon fine".
L'uovo si armò di coraggio, perchè quell'occasione non si sarebbe più ripetuta, e accettò la sfida contro il fato.

Viaggiò insieme alla gigantessa in molti paesi. tra cui la metropoli Tavolo e l'oscura Dispensa. Qui conobbe la variopinta tribù delle Spezie e prese il largo sullo scaffale delle lattine, dove, al primo sguardo, venne rapito dalla lattina delle sardine. "Siamo giunti alla fine del tuo percorso" gli disse la gigantessa, "hai trovato la tua ragione di vita e io realizzerò il tuo desiderio di un finale da favola. Conquista la sardina e torna da me."

E così l'ovetto, armato di frusta, si fece largo nel buio più totale tra le altre lattine, salvò la sardina e tornarono dalla gigantessa, che diede loro una casa calda e confortante. Il loro amore infuocava a 160°C e crebbe...e crebbe...fino a quando la gigantessa decise che era tempo per loro di uscire un po' di casa. L'impatto con la fredda relatà fu uno shock per l'uovo che, poverino, proprio non ce la fece a sopportare la durezza della nuova vita, e così, piano piano, si lasciò andare...ma l'amore che la sardina provava per lui superò qualsiasi barriera e fece forza all'ovetto che, se pur sgonfiato, ritrovò la sua ragione per vivere.
E vissero per sempre sgonfiati, ma contenti.



SOUFFLE' AROMATICO ALLE SARDINE PARODI

Ingredienti per 3 soufflè monoporzione 

60g di sardine Parodi (peso sgocciolato)
30g di farina 00
120ml di latte
2 uova a temperatura ambiente
15g di burro
un mazzetto di erbe aromatiche  (io ho usato salvia, rosmarino, prezzemolo, origano e basilico)
mezza cipolla bianca (perfetto anche lo scalogno)
un cucchiaio di pangrattato
vino bianco per sfumare
sale e pepe qb

- Pulire le sardine togliendo la lisca centrale e la pelle (ci si mette poco perchè sono molto tenere)
- Tritare con un coltello le erbe aromatiche e dividerle in tre parti uguali.
- In un pentolino, mettere a scaldare il latte. Appena comincia a bollire, spegnere e metterci in infusione un terzo delle erbe aromatiche.
- Ungere intanto una padella e soffriggere la cipolla tagliata finemente, fino a imbiondirla.
- Aggiungere le sardine e far saltare qualche secondo, versare un goccio di vino bianco e sfumare.
- Unire un altro terzo del trito di erbe, mescolare e versare il pan grattato fino a far asciugare bene le sardine. Pepare.
- Imburrare gli stampini e versare sul fondo la sardina in questo modo:



- Filtrare il latte. In un pentolino far sciogliere il burro, unire la farina e farla tostare come una besciamelle, aggiungere infine il latte e mescolare bene sciogliendo eventuali grumi. 
- Separare albumi e tuorli. Questi ultimi andranno leggermente sbattuti con una forchetta e uniti alla besciamelle insieme all'ultimo terzo di trito di erbe. Regolare di sale e pepe.
- Riscaldare il forno a 170°. 
- Montare gli albumi a neve fermissima con un pizzico di sale e unirli piano alla besciamella alle erbe con movimenti dall'alto verso il basso per non smontare gli albumi.
- Versare il composto negli stampi per due terzi della capienza.
- Infornare subito, abbassare la temperatura a 160° e cuocere per 30/35 minuti. MAI aprire il forno durante la cottura.

Purtroppo il mio soufflè non ce l'ha fatta...piango ancora un po' per lui ma era buonissimo lo stesso! ;)


Con questa ricetta partecipo alla raccolta di ricette Impiatta e scatta di Sonia nel Paese delle Stoviglie in collaborazione con Parodi.


20 settembre 2010

Intervista al Sig. Kamut


Costretta a casa da una identificabile tendinite al piede, presa non so dove e soprattutto non so come, mi aggiro come una vera giornalista con il mio taccuino virtuale perchè oggi intervistiamo un personaggio sulla cresta dell'onda, il Sig. Kamut (calma ragazze, calma...non strillate, più tardi firmerà autografi per tutti).

Sig. Kamut, ci dica qualcosa di lei, da dove viene?
I fans mi chiamano Kamut, gli amici Grano Khorasan; ma, in realtà, il mio vero nome è triticum turgidum. Discendo da una nobile famiglia di graminacee e i miei antenati hanno radici nell'antico Egitto, dove mi chiamavano Ka' moet, ossia "anima della terra". Di recente la mia famiglia si è trasferita in America, e qui mi è stato dato il nome Kamut.

Lei ormai spopola e la gente impazzisce per lei. Molti però la considerano un prodotto elitario.
Il mio grano viene coltivato in metodo assolutamente biologico e solo in ristrette aree del nord America, proprio per garantirne la qualità. Da questo purtroppo deriva una minore produzione e un maggiore costo sul mercato.

Se dovesse promuoversi, cosa direbbe per farsi votare?
Purtroppo per il mio alto contenuto di glutine non sono adatto ai celiaci, e di questo mi dispiaccio molto. Ma proprio questa mia caratteristica mi rende forte, oltre al consumo "in purezza", anche nella preparazione di prodotti da forno, in particolare dei lievitati.
Inoltre sono il grano duro con il più alto valore proteico, il che va bene per i vegetariani e i vegani e, se unito a vitamine A, C ed E combatto contro la formazione dei radicali liberi. Insomma, votate per me!

[Fonte: Wikipedia]


CROSTATINE DI KAMUT CON CREMA FRANGIPANE E PERE

Ingredienti per 5 crostatine:

Per la frolla:
2 tuorli
140g di farina di Kamut
65g di burro morbido a cubetti
65g di zucchero
una bustina di vanillina o due goccce di essenza di vaniglia

Per la crema frangipane:
60g di burro morbido
60g di zucchero
1 uovo a temperatura ambiente, leggermente sbattuto
60g di farina di mandorle
25g di farina di kamut

1 pera non troppo matura (io ho usato la Williams bianca)


- Preparare la frolla: setacciare la farina con lo zucchero e aggiungere la vanillina (se si ha l'essenza, aggiungerla dopo con le uova).
- Aggiungere poi il burro morbido e mescolare col la punta delle dita.
- Aggiungere infine i tuorli, uno alla volta, e lavorare velocemente fino ad ottenere una palla omogenea e senza grumi.
- Coprire con un panno e porre in frigo per almeno 30 minuti.
- Preparare ora la crema: montare il burro con lo zucchero fino a farlo diventare spumoso e gonfio.
- Aggiungere l'uovo, sempre montando.
- Unire infine la farina di mandorle e quella di kamut setacciate. Il composto deve essere morbido e spumoso.
- Tirare fuori dal frigo e stendere la frolla negli stampini foderati con la carta da forno o imburrati e infarinati. Forare il fondo con una forchetta.
- Versare la crema frangipane nelle crostatine, senza riempire troppo perchè gonfia.
- Tagliare la pera finemente e adagiarla sulla crema.
- Infornare a 180°C per circa 45 minuti, o finchè la frolla sarà dorata e la crema asciutta.

NOTE

- Queste dosi non bastano per una crostata normale. Consiglio di fare queste dosi: 3 tuorli, 200 farina, 100 burro e 100 zucchero. La crema basta perchè gonfia in forno.

- Se dovesse avanzare della crema frangipane (com'è successo a me) si può mettere negli stampi da muffin...gnam...

- Se non si ha la farina di mandorle, si possono tritare le mandorle insieme allo zucchero. In quel caso si montano le uova col burro e poi si procede con le farine.




14 settembre 2010

Cupcake o Sacher?



Per me è impossibile fare una scelta.
Oh come sarei combattuta se davanti a me avessi un piatto con una fetta di sacher con un ciuffetto di panna e di fianco un burroso cupcake tutto infiocchettato.

Sì, perchè per me la Sacher è LA torta, ma il cupcake è IL dolcetto, e da anni si contendono selvaggiamente (e a colpi di infida tentazione) il primo posto nella mia top 10 del cuore (e della gola).
A questo punto mi sono detta: basta.
Ho voluto trovare una soluzione che potesse accontentare quel brivido che provo nel confondere i sapori di albicocca-cioccolato e la goduria che deriva dall'affondare un morso nella freschezza della crema al burro seguita a ruota da quella spugnetta che è il cupcake.
Beh, io posso pure essere incoronata la regina delle golose su questa terra, ma sinceramente decorare una Sacher di crema al burro mi sembrava un tantinello esagerato (nonchè alquanto nauseante) senza contare il fatto che lo swirl sarebbe stato alto come minimo 20 cm!!!! 20 cm di burro e zucchero a velo......pietà per le coronarie!
Mi è sembrato molto più semplice portare la Sacher nel cupcake, et voilà, ecco com'è nato il dolcetto!



SACHER CUPCAKES

Ingredienti (per 12 cupcakes)

Impasto:
90 g di farina
20g di cacao amaro in polvere
112 g di zucchero
100 g di burro morbido leggermente salato a tocchetti
mezza bustina di lievito per dolci
2 uova
confettura di albicocche

Crema di burro:
166 g di zucchero a velo
83 g di burro morbido a tocchetti
1 cucchiaio di cacao amaro
1 cucchiaio di latte
cacao per spolverare

- Impastare insieme la farina setacciata, il cacao, lo zucchero, il lievito e, per ultimo, il burro. 
- Aggiungere poi le uova una alla volta e continuare a mescolare fino ad ottenere un impasto morbido. 
- Versare nella teglia per muffin negli appositi pirottini, ricoprendoli per circa metà della capacità.
- Cuocere a 175°C per circa 20min.
- Lasciar raffreddare completamente, dopo di che scavare la parte superiore del cupcake a cono, in questo modo:


- Spalmere l'interno del cupcake di confettura di albicocca (precedentemente passata al colino per eliminare la polpa) e ritappare con la parte superiore.
- Lavorare intanto la crema di burro: sbattere con la frusta il burro e aggiungere il latte e poco alla volta lo zucchero a velo e il cacao.
- Quando la crema sarà ben omogenea si può trasferire in una tasca da pasticceria per la decorazione; io ho preferito usare la spatola questa volta. Spolverare poi di cacao.

La Sacher di solito si glassa di cioccolato...la prossima volta, giuro, decoro il cupcake e lo glasso!!!! :D 



09 settembre 2010

Purple mood


E' sempre bello notare come i proverbi di saggezza popolare rispecchino sempre la realtà dei fatti.
E' il caso di questa bavarese alle more e lavanda, subdolamente spacciata per una semplice bavarese alle more e somministrata all'ignaro convivente che, notoriamente, non è un grande fan dei sapori fioriti.
Il titolo monco del dessert ha alterato la percezione del sapore, riscuotendo deigli apprezzamenti che hanno pienamente soddisfatto e appagato il mio lavoro. Sì, perchè questa bavarese è nata una sera in cui la mia fedele compagna emicrania si faceva sentire fin troppo pesantemente, ma quel cestino di more in frigo minacciava di contaminare, con la sua copiosa coltivazione di barbuta muffa grigiastra, anche l'altro cestino che, poverino, sembrava recare i primi segni di cedimento.
E quindi, armata di mal di testa e frusta, mi sono avventata contro le more muffite come San Giorgio contro il drago, salvando le bacche sane da contaminazione certa.
E, siccome sono dotata di una generosa scorta di sciroppo alla lavanda, ho deciso di profumare la bavarese e, a mio parere, il sapore delle more è risultato esaltato.
Dello stesso parere è stato Roby che, dopo aver accuratamente spazzolato il piattino, si è visto svelare l'ingrediente segreto, esordiendo poi, però, con un "ah, in effetti mi sembrava un po' troppo profumata...."
Della serie: occhio non vede, cuore non duole. 

BAVARESE ALLE MORE E LAVANDA

Ingredienti per 4 persone:

3 fogli di colla di pesce
250 g di more fresche
125ml di latte
125ml di panna fresca
75g di zucchero
un cucchiaio di zucchero a velo
un cucchiaio di sciroppo alla lavanda

- Mettere a mollo la gelatina in un recipiente contenente acqua fredda. 
- Scaldare il latte in un pentolino e spegnere la fiamma appena prima del bollore. Strizzare la gelatina, unirla al latte e mescolare fino a completo scioglimento.
- Frullare le more con lo zucchero e filtrarne la polpa con un colino. Unire la polpa al latte, lo sciroppo di lavanda e mescolare bene.
- A parte montare la panna con lo zucchero a velo. Unire poco alla volta alla panna il mix di latte+more e mescolare lentamente dall'alto verso il basso per non smontare la panna.
- Versare negli stampi e mettere in frigo per almeno 2 ore prima di servire.


EDIT: approfitto dell'occasione per partecipare alla raccolta sulle ricette con la lavanda promossa da Gloria, davvero originale e...profumatissima!!!

 

06 settembre 2010

Così dark...



Ah, i fichi...
Semplicemente li adoro, soprattutto quelli grossi e neri in cui mi piace affondare la faccia, quando sono maturi e mielosi e fanno il cristallino sotto il "culetto" :)
Quando ero piccola, i miei vicini avevano un fico che faceva tanti di quei frutti da garantire una bella scorta anche per la mia famiglia, cosa assai gioiosa per tutti quanti!
Da sempre il fico è considerato un cibo prelibato, tant'è che tra i greci e i romani solo i più ricchi potevano permetterseli e spesso questi alberi popolavano i boschi sacri agli dei.
Vero è che il fico è un frutto divino, in tutte le sue varietà, e rende moltissimo sia nei piatti dolci che salati (mai provato nell'insalata con delle scaglie di grana? yummm....).
Purtroppo quest'anno non ho avuto l'occasione di fare le mie solite scorpacciate, ahimè...li ho trovati sempre piuttosto sciapi, rinsecchiti e sempre molto (troppo) cari. 
Questi fichi che utilizzato in questo clafoutis "dark" facevano parte di una vaschetta di fruttini che proprio non volevano saperne di maturare, e così li ho schiaffati in forno insieme a delle prugne ramasìn, quelle del giardino dei miei, visto che quest'anno l'albero ha deciso di produrne a secchiate!!!
Queste prugne sono perfette per un clafoutis perchè, avendo una polpa bella soda e compatta, si ammorbidiscono in forno senza squagliarsi come farebbero le classiche susine.
Il colore scuro del clafoutis è dovuto anche al fatto che ho usato dello zucchero di canna integrale, che con il suo caratteristico profumo mielato a mio parere si sposa benissimo a questi frutti dolcissimi.



CLAFOUTIS "DARK" DI FICHI E PRUGNE RAMASIN


Ingredienti (per una teglia classica da crostata):

300g di fichi non troppo maturi
300g di prugne ramasin
80g di farina
200ml di latte
50ml di panna fresca 
3 uova intere a temp. ambiente
100g di zucchero di canna integrale
cannella (abbondate, abbondate :D )
un pizzico di sale
un tocchetto di burro
zucchero di canna per decorare

- Lavare bene e denocciolare le prugne tagliandole per il lungo. Lavare anche i fichi, con delicatezza per non rischiare di sbucciarli, e tagliarli a metà per il lungo. Se sono grossi, è meglio tagliarli in 4, basta che i pezzi siano grossi più o meno come le prugne.
- Imburrare la teglia e adagiarci i fichi e le prugne con il lato tagliato adagiato sul fondo.
- In una ciotola, montare le uova con lo zucchero fino a gonfiarle. Aggiungere poco alla volta mescolando la farina setacciata e la cannella.
- Aggiungere per ultimi il latte e la panna. Volendo si possono aggiungere anche un paio di cucchiai di liquore, io ho messo lo Strega.
- Versare questa pastella sulla frutta e infornare per circa 40 minuti nel forno caldo a 180°C.
- Prima di servire va spolverato di zucchero di canna (cosa che mi sono dimenticata di fare nelle foto :( )
- Servire tiepido.


E, rimanendo sempre in tema di dolcezza, ne approfitto per sponsorizzare un'iniziativa di Imma del blog Dolci a go go: ma chi non la conosce?! Imma è semplicemente fantastica e ha un'affinità con i dolci (e non solo...) a dir poco strabiliante! Le sue creazioni lasciano sempre a bocca aperta, con tanto di bavetta per l'acquolina ;). Quindi vuole ringraziare tutti i suoi fans (taaaaanti) e celebrare il suo secondo blogcompleanno con il suo primo giveaway!
Andate subitissimissimo a vedere il post relativo per partecipare al suo blog candy!!!

03 settembre 2010

Le mie prime madeleines



Tra facebook, twitter e blog ho letto diversi commenti che accolgono finalmente a braccia aperte questo imminente cambio di stagione. L'afa che ci lascia, l'arietta che ricomincia a smuovere le foglie, il fresco (altro che!) del mattino quando si esce e che ci costringe ormai a coprire le spalle.
E' da qualche giorno che il clima è ballerino, ma ho effettivamente sentito il balzo definitivo stanotte, quando per la prima volta dopo qualche mese ho dovuto dormire con la finestra chiusa. 
Sono una freddolosa da record, quindi per me l'autunno è una tragedia! Pioggia e vento...vento e pioggia...per non parlare delle giornate che si accorciano: con la pigrizia che mi ritrovo al mattino (mi ci vuole mezz'ora per alzarmi, e non è tanto per dire...), svegliarsi con il cielo buio è traumatico.

Devo ammettere però che al mutare delle stagioni cambiano le abitudini, anche in cucina, e accendere il forno somiglia sempre più ad una droga, non tanto per il fatto che riscaldi la temperatura della casa, quanto quella dell'"ambiente" che si respira. Una sfornata di biscotti equivale per me ad un pigro pomeriggio passato a guardare la pioggia sdraiati sul divano con una bella tazza di tè fumante in mano. E che dire delle torte della colazione da pucciare nel latte caldo, quando con il classico "shuuupp" risucchiano tutto il contenuto della tazza?

Per questo le stagioni fredde non hanno paragoni, pungono la pelle e il corpo all'esterno, ma riscaldano il cuore dall'interno :)




E' la prima volta che faccio le madeleine perchè non avevo ancora comprato lo stampo e devo dire che sono facilissime e rapide, nonchè buonissime! Ma questo si sapeva già... :P
La ricetta è tratta da questo libro che ho preso in Francia qualche mese fa, è davvero carino e propone golosissime varianti dolci e salate di questo pasticcino!! Io mi sono ispirata alla ricetta base, poi ho aggiunto gli ingredienti salvia e limone un po' a mio gusto :)

MADELEINES SALVIA E LIMONE

Ingredienti per circa 18 madeleines:

150g farina 00
150g zucchero semolato
150g burro 
3 uova
1 cucchiaino raso di lievito
la scorza di un limone e due cucchiai di succo
due o tre foglie di salvia
un pizzico di sale

- In un pentolino, sciogliere a fiamma bassa il burro con la salvia e lasciare in infusione qualche minuto.
- In una ciotola, setacciarela farina con il lievito e il sale.
- A parte, montare lo zucchero con le uova e la scorza di limone e aggiungere infine il succo di limone.
- Aggiungere le uova montate alla farina e mescolare delicatamente, infine aggiungere il burro fuso, sempre mescolando.
- Porre in frigo almeno 30 min, l'ideale sarebbe un'ora.
- Scaldare il forno a 250°C, versare l'impasto negli stampi e infornare per 4 minuti, nella parte medio-bassa del forno, dopo di che abbassare la temperatura a 210°C e cuocere per 7 minuti, controllando il colore delle madeleines.


Related Posts with Thumbnails